sabato 31 marzo 2012

Metti una sera a cena l'olio di oliva

Intervista a Piero Palanti
di Federica Maria Casavola
tratto da NoiRoma

METTI UNA SERA A CENA CON L’OLIO D’OLIVA

Una passione e una missione da compiere: dare sapore alla vita e vita ai sapori. Piero Palanti, professione assaggiatore, attraverso cene didattiche vuole diffondere la cultura dell’olio d’oliva e far riscoprire un mondo che è andato perduto. Partecipando a queste serate si potrà assaggiare uno dei più antichi alimenti che la storia ricordi.
Come è iniziata quest’avventura?
Tanti anni fa ho deciso di dare una svolta alla mia vita, decidendo di dedicarmi a ciò che mi appassionava. Sono fissato con la qualità, per me sinonimo di rispetto. Dopo essere diventato sommelier, a Milano mi sono iscritto ad un corso sull’olio. Ho avuto una sorta di illuminazione che mi ha fatto tornare in mente dei ricordi della mia infanzia: mio padre era andato in Brasile dopo la guerra. Riceveva a casa artisti e architetti da tutto il mondo e aveva in un armadio una sorta di reliquia: un olio extravergine italiano che doveva essere usato solo nelle occasioni speciali. Mi sono tornati in mente quei ricordi, quei sapori e ho cominciato a coltivare questa passione. Ho sostenuto gli esami richiesti e mi sono iscritto all’albo degli assaggiatori.
Che ambiente è?
Molto chiuso e difficile: tutto è in mano alle multinazionali. Ti scontri con una realtà dura anche per la situazione italiana. Tutti i marchi che pensi siano originari di casa nostra sono spagnoli. La Spagna ha il monopolio dell’extravergine nel mondo. Quando vai il al supermercato ti accorgi che l’olio viene scelto per il costo, per il packaging e per il colore. E non sono tre sinonimi di qualità.
Quando un olio può essere considerato di qualità?
Deve possedere un buon fruttato, un insieme di profumi che risultino piacevoli. Tra l’altro, fino a poco tempo fa, un olio troppo amaro o piccante veniva trasformato: invece questi sapori sono sinonimo di qualità. Sono sostanze benevole, anticancerogene, antiossidanti. Il mercato ti spinge a non consumarli perché è più facile produrre olii più economici, dove c’è meno amore.
E l’idea delle serate a tema?
Ho deciso che dovevo trasmettere questa passione. Non vendo olio per scelta: non voglio far parte del sistema. Scelgo i miei olii assaggiandoli in giro, poi incontro i produttori e compro l’olio. Nel corso delle serate ne vengono presentati 4-5 abbinati a dei piatti. I partecipanti non sono mai più di 45 e il prezzo si aggira intorno ai 30-35 euro.
Come si svolgono?
La prima cosa che viene illustrata è come si assaggia l’olio: versato dentro un piccolo bicchiere, e portato a temperatura attraverso il calore delle mani che stringono lo stringono. Appena si riscalda si può iniziare a sentire l’odore. Poi si passa al sapore. Si deve nebulizzare in bocca. Si avvertirà distintamente il bouquet dell’olio. Si cercherà l’amaro o il piccante e altri sapori primari come il pomodoro, il carciofo, il pepe nero o i frutti di bosco. Si può trovare di tutto.
Il miglior olio italiano?
L’olio buono c’è in tutta Italia. Io non ne ho uno preferito, vorrei trovarlo. Nel senso di continuare ad assaggiarlo finché non lo trovo.
Queste serate però non si limitano solamente alla degustazione dell’olio
È vero: durante queste cene mi diverto a raccontare aneddoti e spiego come viene fatto l’olio C’è anche una parte storica che viene illustrata. Vengono affrontati gli argomenti più disparati dal sesso alla religione che abbiano come comune denominatore l’olio. Sono serate particolari. E’ un mondo da riscoprire e da valorizzare innanzitutto.
Se un ospite si innamora di un olio?
Può andare sul sito www.extravoglio.it dove sono riportati gli olii usati durante la serata e i prossimi appuntamenti. Voglio condividere e diffondere questa passione, non “vendere”. Cerco di lasciare qualcosa e per questo vado avanti. La frase più bella che ho sentito sull’ulivo l’ho trovata nel Corano ”L’uomo si salverà quando sulla Terra ci saranno più ulivi che uomini”.

www.marsicani.com
www.marsicani.com

Nuovo blog Pandolea


Nuovo blog per Pandolea,

il lato femminile dell’Extra Vergine italiano.

E' on-line il blog delle "pandoline" dell'olio.Raggiungibile
 all'indirizzo pandolea.tumblr.com, il blog è punto di
 riferimento dell'associazione cui fanno parte produttrici, 
ricercatrici, giornaliste e donne che hanno a cuore l'olio 
extravergine di oliva.
Loriana Abbruzzetti, a capo di Pandolea fin dalla nascita, scrive sul blog:
"Pandolea coniuga al femminile il piacere di produrre extravergine.
Sorta a Roma il 27 marzo del 2003, Pandolea è un’associazione senza 
fini di lucro che riunisce soprattutto produttrici di olio extravergine d’oliva , 
ma anche altre donne fortemente legate al mondo dell’olio come agronome, 
ricercatrici e giornaliste. L’associazione opera sotto il patrocinio del 
Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e del COI 
(International Olive Council) che ne hanno sempre supportato le iniziative.
Perché un’associazione di donne dell’olio? Perché un gruppo di donne si 
sono ritrovate insieme e hanno valutato di avere in comune esperienze, 
realtà, problemi e passioni da mettere intorno a un tavolo comune. 
Altre donne si sono presto unite a loro, oggi l’associazione conta oltre 40
 socie che hanno in comune l’interesse nel promuovere la cultura 
dell’olio extravergine.
Ma forse c’è qualcosa in più. Intanto il nome: Pandolea.
Una parola inventata che riprende nell’emozione del suono il mito di Pandora,
 la donna–madre-generatrice con la doppia valenza di “colei che tutto dona”
 - questo il significato del nome greco -­ nel male (dal suo vaso usciranno 
i guai per gli uomini, rei di essersi impadroniti del fuoco), ma anche nel bene 
perché nel vaso rimane chiusa la Speranza. Pandolea, però, non è Pandora.
 Anche se dall’orcio dove è rimasta chiusa la Speranza forse può uscire 
qualcosa di buono dopo che sono già stati seminati tutti i dolori.
Sta di fatto che nel mondo dell’olio - dominato forse ancor più di quello 
del vino da una impronta maschile legata anche a tradizioni rurali antiche –­ 
l’essere donna può portare davvero una speranza: la speranza che la 
sensibilità e la passione prevalgano sul mero commercio, che il gusto e 
la propensione alla degustazione portino prodotti sempre migliori, che l’essere 
donne e quindi che l’essere generatrici-madri, porti anche a una maggiore 
sensibilità per l’ambiente, per il paesaggio, per il rispetto di un’agricoltura e 
di una produzione sostenibile.
Insomma, che i valori dell’essere donna si trasfondano anche nel mondo dell’olio.
Le donne fondatrici di questa associazione hanno la caratteristica di essere in 
prima persona produttrici. E pure se l’associazione è aperta a tutte le donne 
che hanno comunque un ruolo nel mondo dell’olio e nella diffusione della cultura 
dell’extravergine di qualità, il collegamento diretto alla produzione è l’elemento 
che maggiormente la caratterizza.
Così, le socie di Pandolea mettono in comune le loro conoscenze, il loro lavoro 
e la loro esperienza per promuovere la cultura dell’olio in Italia, specialmente tra 
i più giovani. Per esempio, organizziamo attività nelle scuole primarie e secondarie, 
(in particolare per gli studenti delle scuole agrarie e degli IPSSAR) proponendo 
pane olio come merenda alternativa e più rispetto a quelle preconfezionate, o 
organizziamo visite alle aziende per mostrare come viene prodotto l’extravergine. 
Pandolea lavora anche in stretta collaborazione con Unaprol e con il Corpo forestale 
dello Stato per diffondere una migliore conoscenza delle giuste procedure di 
etichettatura per gli oli Dop e Igp. Inoltre, organizziamo brevi tour sul territorio aperti 
al pubblico per spiegare ai partecipanti da dove viene il prodotto e come sceglierlo 
al meglio".








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